
Il Rapporto sull’economia delle Regioni Italiane nel 2008 di Bankitalia (potete scaricare qui il PDF, la parte interessata è da pag. 62 in poi) pare far chiarezza su uno degli argomenti che più facilmente si prestano alle strumentalizzazioni di certa destra.
L’afflusso di immigrati dall’estero nell’ultimo decennio ha sostenuto la crescita dell’occupazione in Italia, contribuendo a contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione. Gli stranieri hanno un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani e percepiscono redditi da lavoro significativamente inferiori; [...] La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani, che sembrano invece accrescersi per gli italiani più istruiti e per le donne. [...] Nostre analisi che tengono conto delle diverse caratteristiche individuali e dei mercati locali del lavoro, evidenziano in particolare l’esistenza di complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne. Per queste ultime, la crescente presenza straniera attenuerebbe i vincoli legati alla presenza di figli e all’assistenza dei familiari più anziani, permettendo di aumentare l’offerta di lavoro. L’afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie può, inoltre, aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative, che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate dagli italiani.
Insomma, l’Istituto di Via Nazionale fissa tre chiari e semplici punti:
- gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani perché svolgono mansioni a basso reddito che gli italiani non vogliono fare;
- addirittura gli italiani, e le donne in particolare, traggono giovamento dalla presenza di stranieri: potendo affidare i figli o i genitori anziani alla baby-sitter e alla colf  a costi sostenibili, riescono a concentrarsi sul lavoro;
- la disponibilità di manodopera a basso costo salva interi settori di produzione che necessitano di funzioni gestionali/amministrative, queste riservate agli italiani.
E’ superfluo far notare che il documento sputtana uno dei cavalli di battaglia della Lega (insieme alla lotta per imporre il dialetto padano nelle fiction, sostituire l’Inno di Mameli, insegnare i dialetti nelle scuole e diversificare gli stipendi tra Nord e Sud).
In nome di una supposta - nel senso che ce lo prendiamo in quel posto – italianità e condita dal solito abuso di slogan e provocazioni di stampo razzista, il quartier generale della Lega Nord è riuscito a partorire un comunicato stampa timido e scontato, con un Mario Borghezio che cerca di spiegare (innanzitutto a se stesso): “E’ una colossale balla che gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani. Ed è opportuno che le istituzioni non contribuiscano a diffonderla”
Beh… se lo dice lui.