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Posts from ottobre, 2008

Scuola

ott 26

25ottobre-tris

ott 26

“Siamo due milioni e mezzo” ha affermato Walter Veltroni stasera per quantificare il numero di manifestanti accorso al Circo Massimo. La Questura di Roma sostiene: “Duecentomila persone”. Ora, è mai possibile avere due corni così distanti? Davvero non sappiamo distinguere tra una moltitudine di 2,5 milioni di persone e da una folla di 200.000, vale a dire due volte e mezzo lo Stadio Olimpico di Roma durante un derby?

Naturalmente lo sappiamo fare. Sia a occhio nudo, che in modo ben più scientifico.

Ogni volta che un uomo politico italiano – di Destra o di Sinistra – lancia una stima numerica si espone al ridicolo di chi sa far di conto. E ogni volta io ripubblico un fondamentale contributo di Mario Tedeschini Lalli, già mio professore all’IFG di Urbino. Come potete vedere cliccando sull’immagine quissù, al Circo Massimo entrano 300.000 persone se lo consideriamo da cima a fondo. Il palco del PD era collocato a circa un terzo/un quarto dello stadio romano, ma è giusto considerare quei manifestanti che non sono riusciti a entrare nell’agone.

Risultato? A giudicare dalle immagini dall’elicottero, mostrate dal Tg3, io direi che alla manifestazione del PD c’erano circa 400-450.000 persone. Quindi più del doppio di quelle stimate dalla Questura, ma un quinto di quelle sparate da Veltroni. Sono tante? Secondo me sono tantissime, considerando il poco credito che il PD raccoglie oggi tra gli italiani.

E poi pensate a un’altra cosa: quanto poco varrebbe la capacità di persuasione di ogni piddino, se ognuno di quegli ipotetici 2,5 milioni di manifestanti denunciati da Veltroni non riuscisse a convincere delle sue idee nemmeno altre 6 persone, parenti inclusi? No, caro Walter, in piazza è sceso un mezzo milione di persone, e ti assicuro che essendo un gran bel numero, avresti fatto miglior figura dicendo qualcosa di più vicino alla realtà. Considerando anche l’effetto mediatico, potevi dire “un milione”. Non era vero, ma almeno eri più credibile. Invece il modello berlusconiano, del chi la spara più grossa, ha avuto ancora una volta la sua italica vittoria.

Fonte: AnelliDiFumo

25ottobre-bis

ott 24

Avevo pensato di andarci.

Stavolta avevo serie intenzione.

Stavo per chiamare e dire di riservarmi un posto nel pullman.

Stavo chiamando gli amici e i compagni per dire loro dai andiamo tutti insieme come fosse la prima gita studentesca.

Poi mi sono fermato un attimo.

E ho pensato a quello che dice Morando.

E allora io in piazza non ci vado più.

25 ottobre

ott 21

Obama-mania

ott 21

Altro che il 25 ottobre di Veltroni.

Disaster Movie

ott 19

Ieri serata passata con lei alla Multisala.

Il film si chiama ‘Disaster Movie‘ e effettivamente riassume il disastro dello sceneggiato. Tra gag che nella migliore delle ipotesi potremmo definire banali quanto infantili va in proiezione una improbabile story che non definirò ridicola solo per non rischiare di fargli un complimento (visto il genere comico…). Quando non scade nel grottesco rischia di suscitare timidi e fuggenti sorrisi abozzati.

Da consigliare ai vostri peggior nemici.

Voto: 3

Lascio l’Italia

ott 16

No, non io, ma Roberto Saviano.

Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me.

Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all’anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, “usarmi”. E’ come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell’attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell’energia sociale che – come un’esplosione, come un sisma – ha imposto all’agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E’ la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono…. I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E’ una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?

Se si arrende Saviano, perdiamo tutti.

Roberto, resisti.

L’emissione di un pensiero

ott 12

In una struggente lettera al Corriere, Maurizio Gasparri cerca di spiegare (prima di tutto a se stesso) come mai sta battendo ogni record di presenza televisiva, riuscendo a comparire su tutti i canali in contemporanea come le quotazioni di Wall Street, parlando di qualunque cosa, dallo scioglimento dei ghiacci fino al prezzo del grano duro. In televisione, spiega Gasparri, è meglio andarci che non andarci. È il massimo del ragionamento articolato che quest’uomo sfinito riesce a produrre, nelle pause tra un round televisivo e il successivo. Lo aiutiamo noi a concluderlo: in televisione è meglio andarci se si ha l’urgenza di dire qualcosa di utile o anche solo di sensato. In tutti gli altri casi, il rischio è quello di muovere la bocca producendo dei suoni, operazione che non sempre coincide con l’emissione di un pensiero. Vero è che Gasparri si aiuta con un rudimentale sistema binario: qualunque sia l’argomento trattato, dice che il governo ha ragione e l’opposizione ha torto, applicando il metodo antitetico (bello-brutto, freddo-caldo, buono-cattivo) tipico delle scuole materne. Diciamo che alla fatica (quasi inumana: non deve rimanergli neanche il tempo per fare pipì e mangiare un panino) non corrispondono risultati adeguati. Meglio, e soprattutto più originale, sarebbe inalberare un cartello con la scritta “il governo ha ragioneâ€. Oppure mimare la frase, e vedere se il pubblico indovina.

(Michele Serra, oggi su Repubblica)

Nintendo, arrivo!

ott 11

No, non sono ancora entrato nella fase cazzo-è-già-arrivato-l’inverno-e-devo-comperare-urgentemente-qualcosa-da-mettermi-addosso però in compenso ho appena ordinato una splendida console Nintendo Wii (hai presente la pubblicità con Giorgio Panariello? Sì, appunto, proprio quella! Come? No, non mi sono fatto convincere da Panariello -.- )che andrà ad affiancare l’ormai poco utilizzata Xbox360.

Humor…#1

ott 10

Secondo un recente sondaggio il 3% degli italiani apprezza la fellatio, il 2% il cunnilingus, mentre, invece, il 95% ha dimostrato di non capire nulla di latino!